
Gestione password aziendali: password manager per PMI
Password nei fogli Excel, credenziali riutilizzate ed ex collaboratori con accessi attivi: ecco come un password manager mette ordine nelle PMI di Torino.
Leggi l'articoloDue falle critiche in PHP permettono di eseguire codice sui server senza autenticazione. Siti, portali e gestionali web delle PMI sono coinvolti: ecco cosa fare.

Introduzione

PHP2Shell è il nome dato a due vulnerabilità critiche di PHP, il linguaggio con cui è costruita la maggior parte dei siti web del mondo, rese pubbliche il 21 ottobre 2026. Sono identificate dai codici CVE-2026-109618 e CVE-2026-109619 e permettono a un attaccante di eseguire codice sul server senza alcuna autenticazione: non serve una password, non serve un utente, basta che il server risponda a una richiesta web. Il team di sicurezza di PHP le ha classificate con un punteggio di gravità 9,2 su 10 (CVSS v4.0) e ha pubblicato le versioni corrette lo stesso giorno; in Italia l'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale ha diffuso un avviso dedicato.
Il motivo per cui il caso ha fatto tanto rumore è semplice: PHP è ovunque. Secondo W3Techs (rilevazione del 22 ottobre 2026), PHP è usato dal 69,3% dei siti web di cui si conosce il linguaggio lato server. WordPress, i principali e-commerce open source, moltissimi portali aziendali e gestionali web girano su PHP. Per una PMI questo significa che quasi certamente, da qualche parte, c'è un server PHP che porta il suo nome: il sito aziendale, il catalogo online, l'area riservata dei clienti, l'intranet, il pannello dell'hosting.
AscenSys, società IT di Torino che segue circa 130 aziende del Piemonte come fornitore IT unico, ha passato le ore successive all'avviso a verificare e aggiornare i sistemi dei clienti in assistenza. In questo articolo spieghiamo, senza entrare nei dettagli tecnici, che cosa rischia concretamente una PMI, perché "il sito lo gestisce qualcun altro" non è una risposta sufficiente, e quali sono le tre domande da fare oggi stesso a chi vi segue il sito o l'hosting.
Il Problema
La prima reazione di molti imprenditori è stata: "noi non usiamo PHP". Quasi sempre non è vero. Il problema di PHP2Shell è che colpisce il motore stesso di PHP, prima ancora che l'applicazione entri in gioco: l'avviso ufficiale del progetto PHP dice che sono interessate tutte le installazioni di PHP che servono richieste web, e i ricercatori di Wiz hanno dimostrato l'attacco su WordPress, Drupal e Joomla senza bisogno di altre falle nei CMS. In altre parole, non conta quanto è aggiornato il vostro sito o quanto sono buoni i plugin: conta la versione di PHP che gira sotto.
Nelle aziende che seguiamo a Torino e in Piemonte i server PHP si nascondono in posti prevedibili:
Il secondo problema è il tempo. Amazon Web Services, come riportato da IlSoftware.it il 22 ottobre 2026, ha osservato i primi tentativi di sfruttamento già dal 17 ottobre, quattro giorni prima della divulgazione pubblica. I programmi di attacco che circolano in rete sono in buona parte incompleti, e lo stesso progetto PHP ha dichiarato di non aver trovato exploit funzionanti nelle prime prove pubbliche; ma le configurazioni più comuni, in particolare Apache con mod_php, sono quelle indicate come più esposte, e un attacco che funziona su una di esse funziona su migliaia di siti identici. Chi aspetta "di vedere se succede qualcosa" sta facendo una scommessa sul tempo degli altri.
C'è infine il tema delle versioni fuori supporto. Le correzioni ufficiali esistono solo per PHP 8.2, 8.3, 8.4 e 8.5; per PHP 8.1, 8.0 e 7.4 il progetto ha pubblicato solo correzioni da applicare al codice sorgente, e per le versioni più vecchie nulla. Molti siti aziendali girano ancora su quelle versioni, e per loro la patch non arriva da sola: serve qualcuno che decida cosa fare.
La Soluzione

Per i clienti in assistenza di AscenSys PHP2Shell è stato gestito come un normale, per quanto urgente, ciclo di patch management: sapere dove sono i sistemi, aggiornarli in ordine di esposizione, verificare che l'aggiornamento sia davvero in funzione. È lo stesso metodo che applichiamo a qualunque vulnerabilità, e che proponiamo a chi ci contatta in questi giorni. In pratica lavoriamo così:
Dove l'azienda ha i nostri strumenti di protezione degli endpoint e dei server, come quelli del partner ESET, il quinto passo è in buona parte automatico: un server web che avvia una shell o scarica file da Internet è un comportamento che si può riconoscere e bloccare. Per chi non ha nulla di tutto questo, il controllo lo facciamo a mano, ed è spesso il punto in cui si scopre che il problema non era solo PHP.
Il Focus
La maggior parte delle PMI non gestisce da sola il proprio sito: lo fa un'agenzia web, un freelance o il fornitore di hosting. Va benissimo, a patto di non dare per scontato che qualcuno abbia già fatto il necessario. Dall'esperienza di questi giorni, le domande che fanno la differenza sono tre, e la qualità della risposta dice molto sul fornitore.
La risposta deve essere un numero preciso. Le versioni che contengono la correzione di PHP2Shell, pubblicate il 21 ottobre 2026 dal progetto PHP, sono 8.5.12, 8.4.27, 8.3.36 e 8.2.35. Un numero più basso nella stessa serie (per esempio 8.3.30) significa che la patch non è stata applicata. Un numero che inizia con 8.1, 8.0 o 7 significa che il sito gira su una versione che il progetto PHP non aggiorna più: la correzione esiste solo come modifica al codice sorgente o come pacchetto fornito dalla distribuzione Linux, e va verificata caso per caso. Attenzione alla data: PHP 8.2 esce a sua volta dal supporto il 31 dicembre 2026, quindi chi è su quella serie dovrebbe già pianificare il passaggio.
Molti hosting hanno aggiornato automaticamente nelle ore successive all'avviso, ed è il caso migliore: chiedete conferma scritta e la versione risultante. Su server dedicati o virtuali, invece, l'aggiornamento è a carico di chi li amministra, e la correzione entra in funzione solo dopo il riavvio dei processi PHP o del server web. "Abbiamo lanciato l'aggiornamento" non è la stessa cosa di "il sito gira sulla versione corretta".
È la domanda che quasi nessuno fa, ed è quella che scopre i problemi veri. Portale clienti, area agenti, modulo di richiesta assistenza, intranet, pannello dell'hosting, interfacce web di dispositivi: ognuno di questi è un server PHP a sé, spesso su una versione diversa da quella del sito. Chi vi risponde "solo il sito" senza aver controllato probabilmente non ha l'inventario.
Un ultimo chiarimento, perché la domanda arriva sempre: un firewall applicativo o un servizio come Cloudflare basta? No. Riduce la superficie di attacco e intercetta le richieste note, ma la vulnerabilità è nel motore di PHP, che elabora la richiesta prima dell'applicazione: il progetto PHP lo scrive in modo esplicito, "non esistono mitigazioni complete, l'aggiornamento è l'unica scelta sicura". Il firewall è un ombrello mentre si cerca un riparo, non il riparo.
Caso Reale

Un'azienda commerciale della provincia di Torino, una trentina di dipendenti e una rete di agenti sul territorio, è fra i clienti che abbiamo contattato per primi la mattina del 22 ottobre. Il sito aziendale era su un hosting condiviso gestito da un'agenzia web; il portale degli agenti, costruito su misura alcuni anni fa, girava su un piccolo server virtuale che nessuno aveva più toccato dal collaudo. La titolare ci ha risposto come quasi tutti: "ma noi il sito lo facciamo fare fuori, non è un problema vostro?".
Il sito, in effetti, era già a posto: l'hosting aveva aggiornato PHP nella notte, e l'agenzia lo ha confermato con la versione risultante nel giro di un'ora. Il portale degli agenti no. Girava su PHP 8.1, una versione che il progetto PHP non aggiorna più, su una distribuzione Linux che aveva pubblicato il pacchetto corretto ma che nessuno aveva installato, ed era raggiungibile da Internet perché gli agenti lo usano dal telefono. Era, senza che nessuno lo sapesse, il sistema più esposto dell'azienda.
Abbiamo lavorato in tre mosse. Nel pomeriggio del 22 ottobre il portale è stato messo dietro la VPN aziendale e sono state applicate le misure parziali indicate dal progetto PHP, così da togliere l'esposizione diretta senza fermare gli agenti. Il giorno dopo abbiamo installato il pacchetto corretto della distribuzione, riavviato i servizi e verificato la correzione dal registro delle modifiche del pacchetto. Infine abbiamo controllato il server alla ricerca di file, utenti o attività programmate non previste: nulla di anomalo, con ogni probabilità perché gli attacchi osservati nei primi giorni puntavano a configurazioni diverse. Il passaggio del portale a una versione di PHP supportata è ora pianificato, con un test su copia prima di toccare la produzione. La titolare ha commentato: "non sapevo nemmeno che quel server fosse ancora su Internet". È la frase che sentiamo più spesso, ed è il motivo per cui l'inventario viene prima di tutto.
Prossimi Passi
PHP2Shell non è una falla di WordPress, di un plugin o di un fornitore specifico: è un problema del motore che fa girare gran parte del web, e riguarda ogni PMI che abbia un sito, un portale o un gestionale raggiungibile da un browser. La buona notizia è che la correzione esiste e che applicarla, per chi sa dove guardare, è questione di ore. La cattiva notizia è che qualcuno deve guardare.
AscenSys, società IT di Torino, può fare per la tua azienda quello che ha fatto in questi giorni per i clienti in assistenza: un inventario dei sistemi PHP esposti, la verifica delle versioni in esecuzione, l'aggiornamento o la messa in sicurezza di quelli che non si possono aggiornare subito, e il controllo che nessuno sia già entrato. Richiedi una verifica gratuita: ti diciamo in modo chiaro quali sistemi sono coinvolti e che cosa serve per metterli a posto.
Chiama il nostro team allo 011 800 1449, scrivici a generale@ascensys.it oppure contattaci subito su WhatsApp:
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